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Messaggio  Bonsaicaffe il Mar 04 Set 2012, 07:34

I Ginepri

Scheda botanica
I Ginepri sono arbusti o alberi sempreverdi diffusi nelle zone temperate e fredde dell’emisfero boreale o nei suoi territori tropico–montani. Il genere appartiene alla famiglia delle Cupressaceae e comprende circa 70 specie. I Ginepri presentano rami cilindrici o angolosi con foglie aghiformi, aciculari o squamiformi. Le inflorescenze maschili a cono sono formate da numerose squame portanti le sacche polliniche, quelle femminili globose, sono formate da 3 a 8 squame. I frutti possono essere di consistenza legnosa (galbuli) o carnosa (bacche) quando le squame si saldano insieme e diventano carnose. Le bacche di Ginepro erano conosciute sin dall’epoca romana ed erano utilizzate per profumare. Il vocabolo Jineperus potrebbe derivare da vocaboli latini con significato di “partorisco” o “giovenca” con riferimento all’utilizzo di alcune specie di questo genere. In Italia esistono numerose specie spontanee, presenti in una fascia altitudinare che va dalla zona dell’Olivo e si estende sino alle regioni dove crescono Castagno e Rovere, tra i 100 m. e i 1200 – 1300 m. s.l.m. Fanno eccezione il J. communis e il J. sabina che, come vedremo crescono spontanei dalle regioni del Faggio e delle conifere a quell’alpina o appenninica, fra i 1000 metri e i 2500 m. d’altitudine e oltre. Oltre alle due specie sopra citate, sono presenti il J. oxycedrus e il J. phoenicea. I tipi J. communis ed J. oxycedrus hanno tutte le foglie aghiformi pungenti. Mentre le altre due presentano foglie giovani aghiformi e in genere molli, mentre quelle dei rami adulti sono squamiformi e ubicate come nel Cipresso. Andiamo ora ad elencare le caratteristiche d’alcuni tipi di Ginepro esistenti e presenti anche in Italia.

Ginepro comune (J. communis L.)
Generalmente si presenta sotto forma di arbusto (1- 3 m.) ma può assumere un aspetto di piccolo albero eretto (10 m.). Pianta molto ramificata con rami giovani glabri e angolosi e corteccia grigio-rossastra. Nei rami più vecchi la corteccia si squama in linee longitudinali. Le foglie sono aghiformi, pungenti, patenti e con una nervatura glauca e caratteristica. Quelle adulte hanno dimensioni di 1-1.5 x 15-17mm. Pianta diodica con inflorescenze disposte all’ascella delle foglie. Le bacche sono ovoidali di 4-5mm.; glauco-pruinose inizialmente, poi blu-violette e aromatiche, con 2-3 semi. Il Ginepro ha un areale di diffusione europea molto ampia, che si estende anche all’Asia e all’America, dalle regioni del circolo polare Artico a quelle del Nord Africa. In Italia lo troviamo soprattutto nei pascoli e nei boschi aridi dal livello del mare ai 1500 m. Con caratteristiche morfologiche molto simili abbiamo il J. nana (J. communis var. montana Aiton). E’ un arbusto sempre appressato al suolo con forma emisferica. Le foglie adulte sono di 1-1.5x10mm. e si presentano appressate ai rami. E’ presente nelle brughiere subalpine ed alpine dai 1500 ai 2500 m. anche fino ai 3500 m. del M. Rosa, nell’Appennino Settentrionale e Centrale, in Sardegna e in Corsica. Nelle creste ventose tra i 1500 e i 2300 m. della Sicilia, della Calabria e del Salernitano è invece presente il J. hemispherica Prest. o Ginepro emisferico. Quest’arbusto è simile ai precedenti.

Ginepro ossicedro (J. oxycedrus L.)
Arbusto di 1-5 m. molto ramificato ma raramente albero di 13-15 m. d’altezza. L’aspetto è molto simile a quello del Ginepro comune, ma ha un portamento più elevato e spesso arboreo soprattutto in esemplari che raggiungono ragguardevoli età. Le intemperie, in questi soggetti, scolpiscono magnifiche strutture, cui la particolare durezza del legno permette di rimanere inalterata per lungo tempo. Le foglie di 15-25mm. di lunghezza, presentano due striature bianche sulla pagina superiore, come quelle del Ginepro comune. Da quest’essenza sono state identificate altre due subspecie: la subspecie oxycedrus (= J. rufescenz Link) ha foglie larghe fino a 2 mm. al massimo, e le bacche sono di colore rosso-bruno lucido scarsamente pruinose del diametro di 7-11 mm. E’ presente nelle macchie e garighe della zona Mediterranea e raramente in Liguria e nella costa Triestina dal livello del mare ai 1500m. La seconda subspecie è la macrocarpa Bal. (= J. umbilicata Gadron) o Ginepro coccolone, ha foglie larghe anche 2.5 mm. e le bacche brunastre coperte di pruina di diametro compreso tra gli 8- 15 mm. E’ presente sulla sabbia di tutte le coste tirreniche, adriatiche, ioniche, in Sicilia, in Sardegna e nelle isole minori.

Ginepro fenicio (J. phoenica L., Cedro licio)
Arbusto o albero alto fino a 12 m. con chioma ovata piramidale. La corteccia dei rami adulti si desquama in nastri arrotolati che lasciano vedere lo strato sottostante rossastro. I rami giovani sono completamente coperti da foglie di 1 mm. squamiformi, riunite in verticilli di 3, che si presentano densamente embricate su 6 file. I galbuli sono di colore rosso-bruno, lucide ma senza pruina, di forma ovale e di 10-13 mm. di diametro. Si presentano di solito pendule e contengono da 3 a 9 semi. E’ presente nelle macchie litorali della zona mediterranea e soprattutto in Sardegna, Sicilia e costa tirrenica. Recentemente è stata segnalata una nuova specie, J. thurifera, simile al Ginepro fenicio ma con bacche più grandi (diametro 7-11) erette e con foglie con breve punta ricurva. E’ presente su pendii aridi tra i 500 e i 1000 m. nelle Alpi Occidentali a cavallo del confine con Francia, ed in Corsica.

Ginepro sabino (J. sabina L.)
Arbusto di 0.5-1.5m. con rami spesso prostrati con corteccia rossastra desquamante in fogli. Le foglie sono a 2 a 2 opposte, squamiformi ed embricate lungo 4 linee. Nei rami giovani che sono di 1x1.5 mm. mentre nei rami di 3 – 4 anni ingialliscano e raggiungono 2x2.5 mm. Le bacche sono di colore verde-bluastro, di 5-7 mm. di diametro e sono portate da un corto peduncolo. Al contrario degli altri Ginepri citati, il sabina è monoico, presenta infiorescenze maschili e femminili sulla stessa pianta. E’ presente sporadicamente sui pendii soleggiati e sulle rupi tra i 1200 e 2000 m., nelle zone interne delle Alpi e in alcune zone dell’Appennino Centrale. Cresce spontaneo anche in alcune valli della Spagna e dell’Europa Centrale.

Altre varietà coltivate
Nei secoli scorsi sono state introdotte in Italia varie specie di Ginepri, come il J. virginea L. e il J. chinesis. Il primo, d’origine americana è stato introdotto in Europa nel 1664 com’essenza per rimboschimenti. Il secondo, d’origine asiatica, è stato introdotto nel 1800 in numerose varietà come specie ornamentale. [Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]

Come coltivarli a Bonsai
Per avviare un bonsai di Ginepro si può scegliere, tanto di formare un soggetto giovane, quanto di utilizzare del materiale più maturo e ricco di rami. In un caso, come nell’altro bisognerà tener conto che il legno di quest’essenza più vecchia sarà più difficile sarà impostare i rami rigidi e vecchi. I Ginepri ricacciano facilmente dal legno vecchio, in particolare vicino alla biforcazione di rami e rametti ed ancora meglio da tronco. Questa positiva caratteristica permette in due o tre stagioni di sostituire con della nuova vegetazione le parti che hanno forma e struttura inadatta. Eseguita una potatura drastica, non resta che scegliere tra i numerosi germogli che compaiono, il più consono ad essere impostato per lo stile da noi scelto. Il durevole legno del ginepro si presta molto bene, a rappresentare nel bonsai dei vecchi rami spezzati dalle bufere o i segni lasciati sui tronchi dai fulmini d’alta montagna. Quindi, quando si taglierà rami indesiderati lasciamo un mozzicone, lungo tanto da poterlo eventualmente trasformare in jin: se non servono, si possono tagliar via in un secondo tempo.

Stili
Eccetto quello a scopa rovesciata, i Ginepri si presentano bene per realizzare bonsai d’ogni stile forma e dimensione. La loro chiama minuta consente, infatti, di avere una scelta eccellente, qualsiasi tipo d’albero si voglia rappresentare.

Trapianto
Il trapianto o il rinvaso dei Ginepri (e lo stesso vale per Cipressi e Chamaecyparis), è bene farlo quando il soggetto non è in completa dormenza. Un buon momento è perciò l’inizio dell’autunno o la primavera inoltrata, a patto che la nuova vegetazione si stia appena aprendo. Anche durante il riposo di metà estate, si presentano le condizioni adatte sia alla raccolta in natura che a qualsiasi spostamento. I Ginepri che crescono spontanei nelle nostre zone sono in genere di difficile attecchimento a causa della struttura assai espansa del loro apparato radicale. I Ginepri amano un terriccio calcareo, perciò e meglio evitare la torba, troppo acida per loro. Anche talee, per quanto lente a radicare, inizialmente in sabbia pura lo fanno meglio che in qualsiasi altro substrato. I Ginepri sono molto sensibili alla salinità del suolo e, nonostante richiedano una buona fertilizzazione per crescere vigorosi, la somministrazione di concimi minerali solubili, specie dopo il trapianto, dovrà essere eseguita tardi e a concentrazioni molto diluite.

Consigli per miscelare i vari ingregienti al rinvaso:

Granulometria (questo vale per tutti i composti e tutte le essenze):

- Se la pianta è in costruzione, per una crescita vigorosa si utilizzerà una granulometria medio/grossa che favorirà l'aerazione e lo sviluppo dei capillari. Al contrario, se la pianta è in mantenimento, una granulometria medio/fine rallenterà la crescita in allungo.

Percentuali:

Nel caso dei ginepri, diciamo che un buon compromesso potrebbe essere costituito da: 50% Akadama, 30% Pomice e 20% Sabbia di fiume. Poi, entra in gioco anche esperienza e preferenze personali che fanno si che percentuali ed ingredienti possano cambiare da indivuduo ad individuo...

Altra percentuale per rinvaso....60% Akadama e 40% Pomice. (per la granulometria, ci si puo' regolare come sopra).


Il filo
L’applicazione del filo e l’educazione, si possono eseguire su tutto l’arco dell’anno, evitando solo i momenti di massima spinta vegetativa, per il rischio che durante la torsione la corteccia si stacchi dal legno a causa dell’abbondanza di linfa circolante. I soggetti che saranno trattati a legatura nel periodo vegetativo, dovranno essere protetti dal sole diretto, almeno per una ventina di giorni. Per piegature accentuate è meglio usare rafia e magari la tecnica (che usa le verghette di rame) su ramo che piegheremo, la rafia, servirà sia per evitare rotture sulla corteccia, infatti, essa tratterrà eventuali rotture, sia per tener unite le verghette di rame.

Potature e Cimature
Per quanto riguarda le potature, questo tipo di procedura sarà da effettuare al momento in cui dovremmo impostare un soggetto, infatti, con tali potature andremmo a decidere quali saranno i rami che ci servono per aver lo stile da noi scelto. Con questo voglio dire che prima di togliere, bisognerà essere precisi e intenzionati, su quello che si vuole ottenere, con quello che avremmo scelto imposteremo il tutto. Per quanto riguarda invece le cimature, il problema primario per quest’essenza, e anche il più delicato. Le cimature sui Ginepri viene perlopiù descritta come pizziccatura dei germogli. Questa tecnica serve bene quando si tratta di pareggiare ed infittire la vegetazione, ma è del tutto insufficiente qualora si debba ridurre lo spessore della chiama, per formare i sottili palchi orizzontali sui rami principali. E’ necessario invece accorciare i rametti che crescono verso l’alto con decisi colpi di forbice, lasciando però su ognuno di essi qualche ciuffo di verde affinché non appassiscano. Quest’operazione dovrà essere eseguita all’inizio primavera, appena cessa il rischio di gelate, ma prima del risveglio vegetativo. In tali condizioni si formano quanto prima numerosissimi germogli, sia sui rami tagliati che vicino alle loro biforcazioni ed in breve, se il bonsai è vigoroso, una nuova vegetazione compatta e più minuta. Nelle normali condizioni di mantenimento, la cimatura consiste nell’accorciare semplicemente i germogli che sono cresciuti al di fuori della chioma, salvo diradarli di tanto in tanto, se diventano fitti da soffocarsi a vicenda. Per evitare che tutto ciò succeda dovremmo eliminare solo il tratto di recente comparsa, e aiutandosi con le dita sfoltire e pareggiare il palchetto.

Concimazione
In riguardo alla concimazione, i Ginepri possono essere considerati sempre affamati. La modalità di somministrazione d’acqua e fertilizzanti non si discosta comunque da tutte quelle delle altre conifere. Comunque da tener sott’occhio per non aver troppa foga vegetativa.

Patologie
Questo gruppo di conifere, soffre l’attacco di funghi che devastano gravemente la chioma o l’apparato radicale, provocando anche la morte del bonsai. Per evitare tali danni, porre i propri soggetti in una zona ventilata e luminosa, infatti, l’eccesso di umidità nell’aria e nel terriccio facilita tali malattie. I trattamenti con anticrittogamici, sia sulla chioma che nel terriccio, sono raccomandabili alla prima comparsa si sintomi. La scarsità di luce può anche far si che la vegetazione più interna si secchi e muoia. Altri accidenti possono essere la comparsa di parassiti animali, quali cocciniglia e afide lanoso, oltre a tarli che rodono il legno. Il famigerato ragnetto rosso è anche responsabile di pericolose aggressioni. L’applicazione a tempo giusto con insetticidi adeguati può risolvere tali problemi.

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Messaggio  Gennaro il Mar 04 Set 2012, 09:25

grazie mitico!!!
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